Home > Bollettini > Editoriale – n°91

Due aspetti diversi, quasi opposti, della figura di Maria Valtorta si riflettono in due nuove pubblicazioni. Una di queste è l’edizione italiana, molto attesa, del volume secondo de L’Enigma Valtorta di J.-F. Lavère. L’altra s’intitola Casa Valtorta.

Quest’ultima è una pubblicazione non del tutto nuova, perché è la riedizione di un opuscolo che fu pensato e realizzato quando la casa di Maria Valtorta in Viareggio venne riaperta ai visitatori dopo il radicale lavoro di risanamento e di restauro. A distanza di tredici anni, quei lavori hanno avuto una breve ripresa per una correzione e un completamento, con i quali si è voluto restituire una maggiore autenticità alla camera che custodisce la memoria della scrittrice inferma. La riedizione dell’opuscolo, oltre a registrare l’ulteriore e definitivo lavoro di rifacimento, è curata meglio nel testo e nelle illustrazioni in un formato più grande. Dà la sensazione di entrare in quella casa a chi non ha avuto la possibilità di visitarla. A chi l’ha visitata, ne fa rivivere il ricordo.

Casa Valtorta si compone di sei capitoli, uno dei quali è: La casa negli scritti di Maria Valtorta. Gli scritti autobiografici, raccolti nel capitolo, mostrano un aspetto tutto umano della scrittrice: il suo desiderio appagato di poter vivere in una casa come a lei si conviene per le proprie esigenze, l’attaccamento ad essa per il vissuto di fatti familiari e di esperienze soprannaturali, il dolore di doverla lasciare per lo sfollamento da Viareggio durante la guerra, il timore di ritrovarla distrutta o danneggiata dalle operazioni belliche, la gioia incontenibile nel rientrare tra quelle mura che vengono riconsacrate. Sono sentimenti umani, comprensibili e nient’affatto enigmatici.

“Enigma” viene invece definito l’altro aspetto della figura di Maria Valtorta. Il titolo L’Enigma Valtorta, dato al lavoro che esamina nei dettagli l’opera scritta da lei, si fonda sulla constatazione che essa trascende le capacità umane, non soltanto quelle proprie della scrittrice, ma anche le capacità di un qualsiasi genio eccezionalmente dotato. Nel primo volume il Lavère ha dimostrato la fondatezza scientifica di una parte delle migliaia di dati che egli ha ricavato dalle descrizioni ambientali, di varia natura, della monumentale opera valtortiana. In questo secondo volume la sua analisi prosegue rilevando soprattutto la capacità delle informazioni valtortiane di lumeggiare e arricchire gli scarni dati dei Vangeli canonici, come per  dimostrare la loro realtà storica.

I risultati di uno studio di siffatta natura fanno ritenere inspiegabile e misteriosa, perciò enigmatica, l’origine dell’opera. Per cominciare a comprenderla, sarebbe utile unire all’esame degli scritti l’esame della scrittrice quale emerge dall’autobiografia, dall’epistolario, dalle pagine di diario disseminate nei quaderni autografi. La conoscenza della vicenda personale di Maria Valtorta, la cui carica di umanità non viene annullata ma è sublimata nell’offerta totalizzante, permetterebbe almeno di stabilire un rapporto proporzionale tra la pienezza della donazione di sé e la preziosità del dono ricevuto.              

Le due pubblicazioni che presentiamo su questo numero stanno bene insieme.

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