Gabriele Virili è morto il 6 settembre a Terni, dove era nato 83 anni fa e dove ha esercitato la professione di dottore commercialista. L’impegno professionale non gli ha impedito di coltivare anche altri interessi e di praticare attività sportive. Sposato e padre di famiglia, ha vissuto una vicenda umana che egli confidava così in uno scritto dell’anno 2007:
Cattolico come si ritengono tanti per il solo fatto di andare a Messa la domenica, ho passato i miei primi cinquant’anni seguendo tranquillamente le normali attività consumistiche della nostra società. L’improvvisa irruzione del dolore e della tragedia nella mia vita, dopo un periodo di terribile depressione, aveva causato la perdita di quel poco di Fede che in passato mi sembrava di avere, dando inizio ad un periodo di totale indifferenza religiosa. Poco più di dieci anni fa, una serie di circostanze, che l’uomo moderno chiama “caso”, mi ha fatto incontrare l’Opera di Maria Valtorta sulla Vita di Gesù. Ho divorato i suoi 10 volumi, che ho riletto più volte. Quindi sono passato agli scritti minori della mistica Valtorta, cominciando dai tre volumi dei “Quaderni”. Finalmente ho capito cosa è la Religione Cattolica ed in me è tornata la Fede, ben diversa da quella della giovinezza. Ecco perché collaboro come posso alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta.
La sua possibilità di collaborazione nel diffondere gli scritti di Maria Valtorta divenne tanto notevole da renderlo amico e confidente dell’editore che li pubblicava.
Il Centro Editoriale Valtortiano (CEV) doveva costituire una Fondazione a cui affidare i manoscritti originali valtortiani e gli altri beni appartenuti a Maria Valtorta, ricevuti in eredità insieme con diritti ed obblighi. Il dott. Virili, che perfino aveva fatto spedire i libri della Valtorta alle biblioteche delle carceri d’Italia, voleva costituire una Fondazione che continuasse a propagandare e diffondere gli scritti valtortiani in quanto pubblicati. Fu pacifico l’accordo di unire i due intenti per fare una sola Fondazione con il patrimonio valtortiano detenuto dal CEV e con il patrimonio liquido che egli stava accantonando a tal fine. Con molto più tempo e fatica, invece, si raggiunse l’accordo sulle regole da sancire nello Statuto. Disaccordo insormontabile, infine, sulla composizione del Consiglio di amministrazione. Ciascuna delle due parti poteva ritenersi libera di proseguire per la sua strada.
Per prima fu costituita la Fondazione voluta da Virili e dal suo sostenitore. Portava il nome di Maria Valtorta, essendo stata disattesa la richiesta formale di voler lasciare l’uso di quel nome alla Fondazione che il CEV avrebbe dovuto costituire con l’apporto determinante dei conugi Emilio Pisani e Claudia Vecchiarelli, editori e curatori delle opere valtiortiane, nonché detentori effettivi dell’eredità valtortiana. La Fondazione-erede, nata seconda, poteva distinguersi dall’altra per la sigla CEV unita al nome di Maria Valtorta ed anche per avere ottenuto la qualifica di onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale). Essa persegue lo scopo sia di custodire e proporre ogni memoria della persona di Maria Valtorta, sia di tutelare, valorizzare, divulgare i suoi scritti a beneficio dell’umanità.
La dirittura morale di Gabriele Virili si distinse in un ravvedimento che lo spinse a proporre la fusione delle due Fondazioni in una. La proposta ebbe accoglienza immediata ed entusiastica, ma si arenò perché le due parti propendevano per due soluzioni opposte: fusione propria e fusione per incorporazione. Era segnato che dovessero coesistere due Fondazioni al servizio di Maria Valtorta con finalità differenti. Se la differenza degli scopi fosse stata palese già nelle due intestazioni, avremmo evitato il disconoscimento reciproco e lo scandalo di una contrapposizione in nome di Maria Valtorta, che ha portato disorientamento tra i nostri lettori.
La memoria di Gabriele Virili va onorata per la costanza e la generosità con cui egli ha diffuso la conoscenza dell’opera valtortiana e per la tenacia con cui ha voluto una istituzione che continuasse la sua azione con i mezzi da lui stesso elargiti, testimoniando con gesti tangibili la fede ritrovata. Ed anche lo ricordiamo per avere egli cercato di ricomporre ad unità una scissione causata da qualche incomprensione.

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