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logoLa “Fondazione Maria Valtorta Cev – onlus”, che ha Emilio Pisani come presidente, non deve essere confusa con la “Fondazione Maria Valtorta” di Don Ernesto Zucchini. La nostra si contraddistingue per il logo (che qui riproduciamo), per la sigla Cev (Centro Editoriale Valtortiano) e per la qualifica di onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), oltre che per la sua ragion d’essere e per gli scopi.

La ragione di esistere della Fondazione nasce da un comma dell’art. 4 dello Statuto della Società “Centro Editoriale Valtortiano”, che recita: La società potrà anche occuparsi della costituzione di una Fondazione o Ente che raccolga l’eredità morale e materiale di Maria Valtorta. La Fondazione è stata costituita per raccogliere l’eredità di Maria Valtorta, il cui asse ereditario, che è toccato in sorte al Centro Editoriale Valtortiano (CEV), comprende soprattutto la proprietà dei manoscritti originali con annessi diritti e la casa in Viareggio.

Gli scopi della Fondazione, dichiarati nell’art. 2 del suo Statuto, sono sintetizzati in due punti: 1) custodire e proporre ogni memoria della persona di Maria Valtorta come un bene d’interesse pubblico; 2) tutelare e valorizzare la divulgazione degli scritti di Maria Valtorta a beneficio dell’umanità.

Molteplici possono essere le attività della Fondazione che rendono operativi ed efficaci gli scopi dichiarati. La conservazione dei manoscritti originali e la manutenzione e gestione della casa-museo in Viareggio prevalgono su una serie di attività che sono elencate nell’art. 3 dello Statuto. Tra queste la Fondazione privilegia, nel momento attuale, la promozione di nuove traduzioni delle opere di Maria Valtorta, ed anche le necessarie revisioni di traduzioni già esistenti.

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Quando si ravvisa la necessità di far revisionare una traduzione, ritenuta imperfetta, dell’opera di Maria Valtorta, si finisce con il dover accettare una traduzione nuova. Così è avvenuto per la lingua spagnola: ad una traduzione prodotta con sospetta velocità da un frate messicano, e che si diffuse nei Paesi dell’America Latina, dovette seguirne un’altra in castigliano, da noi commissionata ad un religioso spagnolo, dotto e accurato, che aveva ritenuto impraticabile una revisione della traduzione preesistente.

La stessa sorte è toccata all’edizione in lingua francese, ritenuta molto letterale e poco letteraria, ma che ha fatto conoscere l’opera in Francia e nei Paesi francofoni. L’autore della traduzione, Félix Sauvage, ebbe anche il merito di pretendere, come condizione per la pubblicazione, un titolo conforme al pensiero di Maria Valtorta. Fu così che, per la prima volta, l’opera abbandonò il suo titolo cautamante improprio per chiamarsi L’Evangile tel qu’il m’a été révélé, un titolo che sarebbe diventato definitivo anche nelle altre lingue, a cominciare da quella italiana: L’Evangelo come mi è stato rivelato.

Ora stiamo per pubblicare una nuova versione francese de L’Evangile valtortiano. È di Yves d’Horrer, un traduttore già da noi sperimentato per alcune delle opere minori di Maria Valtorta. Dopo aver provato a revisionare la traduzione di Sauvage, egli ha preferito assumere l’incarico di una nuova traduzione ed ha iniziato a lavorare ad essa circa dieci anni fa. Tra soste e rallentamenti, causati da qualche incertezza e dalle nostre difficoltà nel tenere il passo con il finanziamento, ora l’ha portata a termine. Contiamo di potere annunciare la sua pubblicazione sul prossimo numero del Bollettino.

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Le traduzioni dell’opera maggiore di Maria Valtorta, che comprendono lingue dell’Estremo Oriente e dialetti indiani, hanno superato il numero di trenta. Tra le novità recenti segnaliamo una trattativa appena iniziata per la lingua greca, una probabile ripresa dello swahili (che da alcuni anni è fermo sull’avvenuta pubblicazione dei primi due volumi) e la promettente prosecuzione della traduzione nella lingua russa. Di quest’ultima ci soffermiamo a dire qualcosa di più.

Ci sorprese una richiesta che ricevemmo da Mosca nell’estate dell’anno 2000. Una casa editrice ortodossa, d’ispirazione mariana, ci chiedeva il permesso di tradurre l’opera di Maria Valtorta riprendendola dalla nostra edizione in lingua inglese. Ecco la motivazione: Questo libro è molto importante per il lettore russo perché contiene le descrizioni della Madonna e Gesù Cristo. E siamo sicuri che la pubblicazione di questo libro contribuisce al superamento della scissione tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa.

Il progetto moscovita doveva fermarsi sulle buone intenzioni. Lo riprendeva un missionario italiano residente in Kazakistan, Don Massimo Ungari, che arrivò al punto di far stampare presso di noi i primi due volumi in lingua russa. Il trasferimento di Don Massimo in Russia lo privava dei suoi collaboratori, facendo interrompere il lavoro della traduzione; ma la sua frequentazione di Mosca ci ha permesso di allacciare una relazione con l’Istituto Alexander Men, che prende il nome da un missionario di fede ortodossa, aperto all’ecumenismo, fautore di molte conversioni al Cristo, assassinato nel 1990. Il nostro accordo con quell’Istituto, per la prosecuzione e il completamento della traduzione in lingua russa dell’opera di Maria Valtorta, si fonda sulla disponibilità piena di un traduttore di eccezionale capacità, padre Alexej Marchenkov, colto conoscitore delle lingue, dotato di profonda spiritualità. Di lui ci ha parlato con entusiasmo Don Massimo Ungari in una sua recente visita in Italia.

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Il tema delle traduzioni ci spinge a ricordare Rita Malys, brava e fedele traduttrice degli scritti valtortiani nella lingua tedesca per conto del nostro co-editore svizzero. È deceduta il 9 febbraio 2016 in Germania, dove risiedeva. Si deve a lei la prima delle traduzioni del volume Quadernetti di Maria Valtorta. È stato il suo ultimo lavoro.

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La Fondazione che ha ricevuto l’eredità di Maria Valtorta deve ritenersi erede anche del “pensiero” di lei. Si ricorda una sua espressione emblematica. Lei diceva che della sua opera si dovevano stampare cinque copie da destinare ai cinque continenti.

La Fondazione si propone di attuare i propri scopi soprattutto attraverso le traduzioni. La promozione e la cura delle traduzioni corrispondono all’ideale valtortiano in un servizio nascosto e penetrante, che però è anche il più oneroso.

Oltre alle libere offerte, si può dare un contributo per gli scopi della Fondazione destinando ad essa, in quanto “onlus”, il 5 PER MILLE dell’Irpef. Sulla dichiarazione dei redditi è sufficiente mettere, nello spazio riservato al “5 per mille”, la propria firma e il codice fiscale  9 1 0 2 1 7 4 0 6 0 9.

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